Israele nell'anima, negli occhi, sulla pelle

Tuesday, May 26, 2015

Si è concluso il viaggio di solidarietà della delegazione italiana a favore dell KKl. Otto giorni in giro per Israele alla scoperta di tecnologie sempre più all'avanguardia per salvaguardare il territorio e le sue risorse naturali. Un'ulteriore conferma del ruolo strategico e cruciale che il Keren Kayemet ricopre per realizzare un paese sempre più verde e più florido. Un'autentica start up ecologica.

Con queste parole la signora Barbara Mella, una delle partecipanti di questo ultimo viaggio di solidarietà a favore del KKL è riuscita a condensare le sensazioni e le esperienze di un viaggio intenso, stimolante e pieno di incontri con le molteplici attività gestite dal Fondo Nazionale Ebraico. Alla missione di solidarietà sono arrivate delegazioni da 30 paesi per un totale di 5000 partecipanti. La delegazione italiana era composta da 26 partecipanti provenienti dalle città di Roma, Milano, Torino, Trieste, Genova, Padova, Verona, Senigaglia e... Los Angeles.

Lorella Zarfati, la presidentessa del KKl di Roma ha sintetizzato in poche frasi gli scopi e le problematiche della missione. "I partecipanti al viaggio hanno voluto toccare con mano le numerose attività sostenute dalle donazioni italiane. Siamo rimasti ancora una volta di più impressionati da tutti i risultati raggiunti ed ognuno di noi non vede l'ora di tornare a casa per raccontare questa esperienza e diventare un'ambasciatore del KKl in Italia. Parlando e spiegando alla gente comune quali siano le attività ed i risultati raggiunti nel campo ecologico e agricolo c'è la possibilità di dare un'idea diversa e più reale su Israele".

Le attività del KKl Italia all'interno di Israele sono molteplici, fra le più famose il recupero ambientale del fiume Alexander e dell'annesso Parco Italia, nei pressi di Hedera. All'interno del parco oltre a diversi sentieri per passeggiate a piedi o in bicicletta è possibile ammirare una comunità di tartarughe di fiume quasi scomparse prima della bonificazione.

Fra i siti visitati dalla missione possiamo ricordare Tel Nof, una delle basi dell'areonautica militare israeliana, il Parco Ariel Sharon, 5oo ettari di quella che era la principale discarica di Tel Aviv trasformati in un polmone verde dell'affollato centro metropolitano. Il parco è stato progettato all'insegna dell'eco sostenibilità. Oltre alle costruzioni, interamente formate da materiali riciclati, il parco contiene un sistema di cisterne sotterranee dove convogliare le acque piovane della stagione invernale per poterle poi usare durante i mesi secchi del periodo estivo e autunnale.

Ma a detta dei partecipanti le esperienze più emozionanti sono quelle legate alla visita nella parte sud di Israele. I delegati italiani hanno avuto la possibilità di toccare con mano la difficile realtà degli insediamenti confinanti la striscia di Gaza. Il moshav Netiv haShaiara, la cittadina di Sderot e gli insediamenti di Haluza, confinanti con la frontiera egiziana sono stati fra i principali protagonisti nell'ultimo conflitto con Hamas durante l'operazione Protective Edge. In questa zona KKL Italia ha fornito agli abitanti rifugi a prova di bomba e contribuito a costruire le infrastrutture necessarie per le piccole comunità rurali di Bnei Nezarim, Naveh e Shlomit.

Il signor Armando Menahem Haim, alla sua prima esperienza col KKL, intervistato sulle sue esperienze personali provate in questi giorni ha dichiarato: "Sono rimasto davvero impressionato dal notevole impegno del KKl nella cura del territorio. Mi ha piacevolmente sorpreso la creazioni di centri atti a favorire le migrazioni ornitologhe ed il loro studio. Penso che l'Expo 2015 di Milano sia un ottimo veicolo per propagandare le tecnologie,le attività ed i risultati ottenuti in tutti questi anni".

La visita nel Neghev ha sottolineato una volta di più i prodigi di cui è capace la tecnologia israeliana per tutto quello che riguarda l'allargamento di nuove zone verdi all'interno di una regione così arida e ostile. La visita si è svolta in una giornata particolarmente torrida con punte di 40 gradi centigradi, un'ulteriore conferma delle sorprendenti realtà che il KKl è in grado di creare in condizioni climatiche così estreme.

La visita nel vivaio di Ghilat ha dato la possibilità ai visitatori italiani di conoscere da vicino le tecniche di gestazione e di sviluppo, dalla germinazione fino alla messa a terra della pianta. Il vivaio è il più grande esistente in Israele con una superficie di oltre 20 ettari. Il suo direttore, Pablo Chercasky oltre a illustrare ai visitatori il percorso gestazionale ha sottolineato altri aspetti delle attività del vivaio. Una grossa parte delle piante vengono distribuite gratuitamente ad istituzioni e kibbuzim della zona per poter favorire la creazione di nuove zone verdi. Ghilat è all'avanguardia per tutto quello che concerne lo studio di parassiti e la conseguente lotta a malattie specifiche delle zone semidesertiche. Numerose delegazioni dei paesi mediterranei visitano il vivaio per poter acquisire le innumerevoli conoscenze conseguite sul campo dagli specialisti del Fondo Nazionale Ebraico. Riguardo a possibili collaborazioni coi paesi confinanti Pablo ha sottolineato un recente caso a favore di apicoltori palestinesi della striscia di Gaza: "Il nostro vivaio ha donato oltre 3000 alberi di eucalipto per favorire l'impollinazione e di conseguenza una maggiore produzione di miele, ma sono casi sporadici visto l'ostracismo da parte di Hamas. Ci sono anche diversi progetti di cooperazione con l'Egitto e la Giordania, ma anche in questo caso la politica internazionale costituisce un ostacolo quasi insormontabile".

Un'ulteriore conferma di quanto sia ancora vivo lo spirito pionieristico nella società israeliana del XXI secolo la si ha avuta visitando il centro comunitario di Gvaot Bar, parte del movimento Or, luce in ebraico, un movimento il cui principale obiettivo è quello di favorire la creazione e lo sviluppo di insediamenti comunitari nelle zone periferiche della Galilea e del Neghev.

Saghi Langher e Reut Bendet-Didi hanno accompagnato il gruppo ber una breve visita guidata per poi approfondire con i visitatori le motivazioni che spingono giovani famiglie a trasferirsi da grandi città in zone così desertiche.

Ha esordito Saghi, docente universitario, ponendo l'accento sulle motivazioni ideologiche che una simile scelta comporta, "noi pensiamo che sia basilare per noi israeliani riaffermare la nostra presenza sul territorio, senza una continuità di realtà ebraiche all'interno del Neghev, la popolazione beduina continuerà a fare il bello ed il cattivo tempo, appropriandosi in modo illegale di terre demaniali".

Reuth ha raccontato in breve la storia di Gvaot Bar, fondato da un gruppo di 14 famiglie molto legate fra loro. Nonostante il numero esiguo e le difficili condizioni climatiche oggi la realtà è completamente diversa, "attualmente vivono qui 150 famiglie per un totale di 900 abitanti, ma già nei prossimi mesi si aggiungeranno altre 150 famiglie che hanno già cominciato a costruire le proprie abitazioni. Il nostro obiettivo è quello di assestarci intorno a 500 famiglie per non perdere il carattere particolarmente intimo e collaborativo che siamo riusciti a creare".

Lorella Zarfati, la presidentessa del KKL di Roma, è rimasta particolarmente impressionata dallo spirito pionieristico di questi quarantenni, "lo spirito di queste persone è sionismo puro, uno spirito è una spinta ideologica che in Italia ormai manca da tempo".

Nella pausa pranzo svoltasi nel vicino kibbutz Kramim, la signora Zarfati ha avuto la brillante idea di invitare un gruppo di ufficiali presenti nella sala da pranzo a formulare gli auguri di buon compleanno per gli 86 anni della signora Silvana Fioravanti, un gesto semplice ma estremamente toccante. Soltanto il giorno prima la signora Fioravanti, impressionata dal variegato e appassionante panorama del paese aveva sintetizzato le impressioni di tutti con la seguente frase: "Qui ho visto il paradiso terrestre".

Non è mancata la tradizionale visita alla foresta di Yatir, la più grande di Israele con oltre quattro milioni di alberi. La foresta è stata creata con l'aiuto di diversi paesi fra cui l'Italia. Una serie di lapidi poste in un angolo della foresta ricorda i numerosi donatori che hanno reso possibile questo progetto, ancora più impressionante se si tiene conto che la foresta si trova ai confini del deserto del Neghev ed i suoi alberi riescono a cavarsela con soltanto 200 mm di precipitazioni annue.